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lunedì, 26 maggio 2008
DAL COMITATO

Questo blog è da parecchi giorni “in sonno”. Non vi spaventate per la parola: non siamo così potenti. Diciamo che abbiamo bisogno di una pausa di riflessione.

Vorrei allora spendere due parole per tracciare un bilancio sulla nostra vicenda, bilancio sicuramente negativo, anzi catastrofico sul lato puramente finanziario, ma analizzando gli altri aspetti che fanno da contorno, possiamo trovare comunque qualcosa di positivo.

E c’è una parola che esprime quel qualcosa di veramente positivo, per chi come noi deve tuttora studiare come uscire dalla melma in cui è stato cacciato: la parola è “conoscenza”.

Sono anni ormai che leggiamo, studiamo, viaggiamo su internet, ascoltiamo le innumerevoli voci di vittime come noi dei più svariati soprusi e qualcosa resta nelle nostre menti stanche, ogni volta è un tassello che si aggiunge al mosaico, nessuno di noi conosceva termini quali anatocismo bancario o signoraggio, nessuno di noi sapeva che la Banca d’Italia è in mani private, chi si preoccupava di BCE, di Goldman Sachs, di società di claering. Al massimo poteva leggerne le lodi sulla stampa o in TV e senza distinzione italica fra informazione di destra o sinistra. L’ economia e la finanza per noi continuano a restare materia ostica, ma non riuscirete più a raccontarci storie, abbiamo cominciato a capire quali sono i meccanismi perversi che fanno girare il mondo e la cosa più bella è che giorno per giorno aumenta il numero di quanti provano a capire come mai il mondo occidentale è in una inarrestabile crisi.

Nessuno di noi si illude su cambiamenti in tempi brevi, ma solo questo conoscere continuo, solo il sapere, potrà aiutarci a generare un cambiamento. Non servono rivoluzioni o lotte di classe, in cui il sangue che scorre è per la maggior parte di povera gente. Dobbiamo imparare a ragionare con la nostra testa, ricordare che in un paese veramente libero, tutti devono poter essere messi in discussione, non ci sono guru di turno che hanno il primato dell’ informazione. Non si fanno cambiamenti con gli insulti e forse qualcuno se ne è reso conto in queste elezioni.

E di questi tempi ragionare con la propria testa non è così facile, nulla dà più certezza e la mancanza di valori e ideali propria di questi tempi, non è certo di aiuto. Per fortuna continua a resistere anche e soprattutto fra i giovani la solidarietà, espressa con il volontariato. Un modo di far funzionare la propria testa è porsi sempre una domanda quando escono nuove leggi, decreti, regolamenti e diavolerie varie per renderci sempre più dura e complicata la vita. La domanda è: “ a chi giova?”, il “cui prodest” dei latini.

Mai come in questo periodo sono usciti decine di libri di denuncia su fatti e misfatti della casta, ma giorni fa leggevo le riflessioni di un giornalista bistrattato e mai presente alle varie anno zero, ballarò, porta a porta, anche solo per contestarlo. Diceva che la casta siamo noi, si, noi popolo Italiano, incapaci di essere noi a stabilire come deve girare il paese e ripeto, senza rivoluzioni, se non culturali. Basta il telecomando per cancellare certa porcheria dalle TV e per dare spazio a cultura e informazione vera, anche cominciando a fare le pulci alla casta della denuncia continua e …inconcludente.

Avete ancora sentito qualche associazione di consumatori che sia capace ad organizzare proteste efficaci per esempio contro l’aumento pazzesco dei carburanti e dei generi di prima necessità?. Eppure basterebbe smettere di comprare auto nuove per qualche mese, tirare la cinghia un po’ di più, visto che almeno quelli della mia età sono stati abituati a ben altri sacrfici, per far capire a questi speculatori che il mercato siamo noi. Non voglio arrivare a formulare qualche protesta un po’ più spinta, ma che farebbe cambiare strada in ben altri tempi, e ripeto, senza trasgredire troppo la legge.

Perciò, la casta è quello che siamo noi, con i nostri vizi, il disinteresse per tutto, il pensare solo a noi stessi, l’evadere le tasse, cercare la raccomandazione, non rispettare le leggi o almeno le elementari norme di educazione civica, prevaricare tutto e tutti per poi salvarci l’ anima accusando la casta di tutti i mali che ci affliggono.

Un caro collega di lavoro, nei momenti in cui mi vedeva nero più del solito e adirato anche con il Padreterno, mi ripeteva: - stai attento, questa è una prova che devi superare in “questa” vita-.

E, forse, questa prova noi la stiamo superando tutti.

Certo che arrivare a conoscere, anche se solo a livello infinitesimale, quanto è grande il male che divora il mondo, provoca un trauma non facilmente superabile. Da parte mia, ho cercato di superarlo continuando ad aver comunque fede almeno in qualche Istituzione in cui voglio continuare a credere, perchè le Istituzioni sono fatte di uomini e uomini seri ed onesti, o comunque in buona fede , devono esserci ovunque. Se mi togliete questa speranza, non resta che spararci un colpo in testa.

Il terzo presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson, disse: non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli.

Noi abbiamo perso da troppo tempo questo potere e controllo e per colpa nostra. Cerchiamo di ritornare popolo e non sudditi.

Voglio ora sintetizzare alcune parole da un blog, (Paolo Franceschetti), sono consigli perfetti per reagire quando ci prende questo sconforto:

- Il mondo non è per tutti un eden. Ci sono persone che muoiono di fame e sono milioni. Ci sono persone dilaniate dalle bombe. Che hanno mali terribili. Quindi io già sto meglio di loro e sono fortunato.

- Capire che il mondo non è perfetto. Anche la natura è spietata. Essere ricchi e in buona salute, nascere in ambiente meraviglioso, non è garanzia di felicità. Lo dimostra la fine di tanti ricchi e famosi, dal figlio di Agnelli impiccato, all’altro morto di tumore. Si può essere sereni in un inferno, o avere un inferno dentro con il paradiso attorno. Dobbiamo quindi apprezzare le cose belle che abbiamo intorno e non sottolineare solo quelle brutte. E capire che esistono tutte e due.

- Infine…costruire. Se ti trovi tutto distrutto, hai due scelte: rimboccarti le maniche e ricostruire, oppure stare lì a lamentarti. Costruire. Rimboccarsi le maniche significa ricominciare da noi stessi. Applicare la frase di Gandhi: siate voi stessi il cambiamento che vorreste nel mondo. E creare attorno a noi il mondo che vorremmo, con i nostri figli, amici e parenti. Ecco, allora io mi comporto come vorrei che gli altri si comportassero, se fossero al mio posto. E così devi fare tu. Non abbiamo altro potere.

Giuseppe Grosso

Postato da: giampa64 a 22:00 | link | commenti (2)


Commenti
#1   06 Giugno 2008 - 18:36
 
Caro Giuseppe, hai sempre una grandissima capacità di farmi riflettere...
Ti abbraccio
Alessandro Parino
utente anonimo

#2   08 Giugno 2008 - 18:58
 
Nel 2008 sarebbe bello poter dire "viviamo in un paese civile", ma io non ci riesco, tutti i giorni dobbiamo sopportare l'ipocrisia di chi ci sta rovinando l'esistenza, e non mi riferisco ai rom.

Un esempio? Continuo a sentire Jean-Claude Trichet, presidente della BCE, tuonare contro l'inflazione, per contrastare la quale si trova "costretto" ad alzare il ripetutamente il tasso di sconto, con le conseguenze che tutti noi vediamo.

Omettendo "distrattamente" di raccontare che la causa principale di questa inlfazione e' la marea di denaro "finto" messo in circolo dalgi istituti di credito grazie al perverso meccanismo della riserva frazionaria, ammonendo pure sull'aumento dei salari.

Mi viene da vomitare.
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