Brevemente cerco di spiegare la mia situazione.
Motivazione? Il non aver corrisposto in tempi brevi il TFR a due ex dipendenti (che lavoravano qui da circa 20 anni e che erano considerati da noi come persone di fiducia e di famiglia).
E' vero, c'erano problemi di liquidità negli ultimi tempi dovuti alla crisi di settore, ma come era stato già detto ai dipendenti si trattava di questione di mesi.
Potevamo dare loro dei piccoli acconti e nel frattempo stavamo concludendo la vendita dell'immobile di nostra proprietà per ritirarci più in piccolo.
A parole i dipendenti dicevano di poter aspettare senza problemi, di fatto sono andati dai sindacati e di conseguenza l'avvocato sindacalista ha presentato istanza di fallimento.
Una ditta che ha un immobile di proprietà del valore di 2,350 milioni di euro (come ha periziato poi anche il tribunale di Milano) e che al momento della dichiarazione di fallimento aveva merce in magazzino per 900 mila euro circa (anche questo risulta dall'inventario del cancelliere del tribunale) .....come è possibile che venga dichiarata fallita per una cifra totale di 70 mila euro?
Devo precisare che, trattando noi addobbi stagionali e oggettistica, i mesi di ottobre, novembre e dicembre sarebbero stati i mesi di maggior lavoro e incasso.
Bastava concedere l'apertura in quei mesi e i 70 mila euro sarebbero arrivati senza problema.
Il curatore fallimentare non ha accolto la domanda. Abbiamo presentato un 'istanza anche per dimostrare che l'acquirente dell'immobile c'era realmente e che bastava concedere i 30gg di tempo richiesti il giorno dell'udienza per concludere la vendita.
Anche questa è stata rigettata con la scusa che non si conosceva il passivo e con la precisazione che l'immobile deve essere mandato all'asta poichè il nostro fallimento rientra nella vecchia procedura della legge fallimentare anche se su questo si può obiettare, siamo giusto a cavallo fra le due leggi.
Ora che il passivo è stato chiuso e che hanno visto che i debiti sono inferiori al valore dell'immobile e della merce .....la situazione non è cambiata di molto.
Si sono impuntati per vendere la merce in un lotto unico e alla fine, asta dopo asta, i 900 mila euro iniziali si sono ridotti a 85 mila euro.
Il giudice delegato ha legittimato il FURTO e ha concesso la vendita (anzi Svendita) della merce per 85 mila euro.
Noi ovviamente ci siamo opposti con istanze sia a questa procedura, sia al modo di operare della curatela e del comitato creditori, ma il giudice ha respinto tutte le nostre istanze.
L'opposizione al fallimento invece è stata depositata subito a fine ottobre, ma dopo varie udienze e presentazione della memoria 183, il giudice del ricorso ha deciso, lo scorso mese di giugno, di comunicare la sua decisione nell'udienza del 20 novembre. Il 20 novembre invece ha stabilito di prendersi altri 60gg di tempo e ci concede di depositare un'ultima memoria difensiva.
Quindi....noi ora siamo in attesa di questa udienza del ricorso a gennaio, ma non vogliamo che la procedura continui a creare danni rischiando magari di mandare all'asta anche l'immobile e svenderlo ulteriormente.
Tengo a precisare che io sono la socia di maggioranza e che la ditta è di famiglia, dei miei genitori che l'hanno creata e portata avanti con molti sacrifici ndebitandosi anche a livello personale pur di non licenziare nessuno e permettere all'azienda di sopravvivere.
Siamo stati forse troppo ingenui od onesti, ma non meritavamo di capitare in questa situazione assurda....dove ora sembra che sia il tribunale e chi ci gira attorno che ne vuole trarre profitto.
In attesa del ricorso, secondo voi cosa possiamo fare ancora per opporci o per trovare una soluzione meno assurda e dolorosa?
P.S: Questo è
link al bando d'asta dell'ultimo lotto dei beni.
Gradirei un vostro parere in proposito.
Vi ringrazio per la cortese attenzione,
Cordiali saluti
Raffaella Rolla